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 Silvano Danesi: La Via Drudica - Vol.1

Titolo: La Via Druidica - Vol.1
Autore: Silvano Danesi
Formato: 15x23
Prima Edizione: 2/2011
N. pagine: 290
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Il druidismo non è una religione nell’accezione comune del termine di credenza, timore e adorazione del divino e culto. Il druidismo può essere considerato una religione quando il vocabolo religione viene fatto discendere dalla particella re, che accenna a frequenza, e dal verbo legere, che equivale a scegliere e, in senso figurato, a cercare, guardare con scrupolosa cura. Guardare con scrupolosa cura e scegliere sono due concetti che ben si coniugano con la conoscenza e con la libertà. In questo senso, e solo in questo, il druidismo è una religione: la religione della conoscenza e della libertà.   

Il druidismo è una via filosofica fondata sulla libertà come valore essenziale; è una via spirituale e conseguentemente libera per accedere alla Conoscenza.

Nel druidismo non ci sono dogmi e verità rivelate; c’è la ricerca in merito alle leggi della Natura, ai comportamenti degli uomini, alla Sapienza del divino (Sophia), intesa come punto limite della Conoscenza.

Per questo motivo, in questo tempo in cui le religioni dogmatiche monoteiste mostrano tutti i loro limiti e svelano la loro essenziale ed originaria vocazione al potere e al dominio; in questo tempo che assiste alla caduta delle ideologie che hanno connotato il Novecento del secondo millennio, il druidismo, che basa la sua essenza e la sua esistenza sulla libertà, è una filosofia di vita attuale e idonea ad accompagnare l’essere umano sulla via che lo porta a conoscere se stesso e, conseguentemente, il significato del proprio vivere e del proprio agire.

Dal deposito sapienziale antico il moderno druidismo, senza scostarsi dai principi fondamentali, può distillare ciò che di essenziale la tradizione ci tramanda e da questo distillato può trarre indicazioni  valide per il cammino attuale dell’essere umano.

A questo punto è lecito chiedersi se sia corretta la teoria in base alla quale i druidi non avrebbero lasciato ai posteri testimonianza delle loro conoscenze.

Propongo l’ipotesi che alla domanda si possa rispondere negativamente.

Esistono, infatti, in primo luogo, numerose testimonianze dei contemporanei, greci e latini, che ci danno utili indicazioni.

Nelle culture antiche era consuetudine usare un linguaggio simbolico, a volte enigmatico, giocato sull’analogia, l’omofonia, la sovrapposizione dei significati. Non solo. Miti, leggende, fiabe, portano con sé nei secoli nuclei di conoscenza che possono essere distillati e riportati in evidenza.

La stessa tradizione orale, anche se codificata nella scrittura in tempi più recenti, ha mantenuto inalterate nei secoli, come è stato chiarito da molti sudiosi, le narrazioni. Questo fatto consente, con le dovute cautele, di poter dare ai resoconti scritti della tradizione orale una datazione ben più antica di quella della loro stesura.

Esistono, infine, numerosi reperti archeologici ed archeoastronomici dai quali è possibile trarre utili indicazioni.

Da queste necessariamente brevi considerazioni consegue la possibilità di fare come il salmone, ovvero di risalire la corrente, usando gli ostacoli come opportunità, per arrivare alla fonte.

Un’ultima considerazione va fatta in merito ai linguaggi enigmatici degli antichi, che una malintesa interpretazione vorrebbe adottati per occultare conoscenze riservate a pochi. La trasmissione di una conoscenza con il linguaggio logico sequenziale, al quale siamo abituati, necessariamente la contestualizza e la data, incardinandola nella forma mentis del tempo.

Il linguaggio enigmatico, simbolico, archetipico per sua natura va interpretato, ovvero contiene un nucleo essenziale di conoscenza che deve essere decodificato. Chi decodifica lo fa con gli strumenti del suo tempo e, conseguentemente, resuscita e attualizza quell’antico nucleo di conoscenza rendendolo idoneo, efficiente ed efficace nell’attualità.

Distillare simboli, archetipi, enigmi della tradizione druidica, evidenziandone il nucleo essenziale, svolgere il codice attualizzandolo è, credo, un’opportunità che possiamo cogliere e un lavoro che possiamo intraprendere.

Gli Antichi Druidi rivivono attraverso di noi, non nelle folcloristiche concessioni a divertenti rievocazioni dei tempi passati, ma nell’essenza dei loro insegnamenti.

Nel lavoro di distillazione è necessario togliere tutti gli aspetti che riguardavano l’azione di quei principi nella società antica.

Gli Antichi Druidi agivano e applicavano la loro conoscenza in una società tribale e in un contesto tecnologico ed economico specifici, non riproducibili se non in rievocazioni storiche che appartengono al folclore e che in questo ambito vanno collocate.

I Moderni Druidi svolgono la loro azione nel contesto della cultura del terzo millennio ed è in questa che devono aprire le “capsule del tempo” della conoscenza antica, perché queste, come semi a lungo ben conservati, possano dare nuova testimonianza di vita e nuovi frutti.