articolo di DonB
Ho incontrato Tiarnán Ó Duinnchinn (si pronuncia: Cirnòn O Dinnky) per la prima volta al FolkFest di San Benedetto in Alpe tre anni fa. Sebbene lo conoscessi già di fama, non avevo ancora avuto occasione di ascoltarlo dal vivo e l’impressione che mi fece in quell’occasione fu enorme: egli infatti possiede la tecnica più evoluta e precisa che io abbia mai sentito da un piper, ma anche una grande proprietà di fraseggio, sempre fluido e ben calibrato. Mi resi subito conto di trovarmi di fronte a un musicista di primissimo livello, e un anno dopo quando ho avuto l’occasione di invitare un musicista irlandese per alcuni concerti in Italia Tiarnán è stato il primo che ho chiamato. A quei tempi ancora non aveva registrato un disco, il che era davvero un peccato, e gli appassionati si accontentavano di qualche registrazione amatoriale e di un paio di video su youtube. Ora che finalmente ha realizzato un album solista, non ho perso tempo a segnalarlo con questo articolo. Tiarnán ha studiato con Brian Vallely e Mark Donnelly presso lo Armagh Pipers Club, un’istituzione che organizza corsi di pipes e altri strumenti, a tutti i livelli, a altre attività legate al mondo del piping come corsi di costruzione di ance e un festival ogni anno a Settembre con suonatori di cornamusa da tutta Europa. Tiarnán si dedica dal 1995 all’attività concertistica che lo ha portato a esibirsi in vari paesi d’Europa oltre a Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia. Parallelamente all’attività strettamente musicale, egli è un profondo conoscitore della lingua gaelica irlandese e gira per il paese tenendo corsi e seminari; si può ben dire che oltre che della musica è anche un profondo conoscitore della cultura alla base di essa, e anche per questo ho voluto fargli una piccola intervista con qualche domanda specifica, in cui traspaiono altre sue qualità come la grande modestia, oltre alle belle parole che ha per il nostro paese.
Il disco contiene sette brani di musica “da danza”, una slow air, cinque canzoni, e anche un brano di Haendel molto ben fatto con uilleann pipes e clavicembalo, che rappresenta un piacevole stacco. L’elenco dei musicisti ospiti, seppur breve, è di prim’ordine: Stephen Cooney ai plettri, Paul Meehan alla chitarra, Feargal Murray alle tastiere.
Concludo, prima dell’intervista, citando la prefazione di Tommy Peoples: “Questo è un disco fantastico; la voce di Stephanie è il complemento ideale per i perfettamente coordinati chanter e regulators di Tiarnán: provate solo ad ascoltare il set di ‘Glen Road to Carrick’. C’è chi ha provato a importare jazz, blues, rock o altre influenze a ‘completamento’ della musica irlandese. Ma la tradizione vivente ha già in sè tutto il ‘blue’ del blues, il jazz del jazz, il rock del rock, e molto altro ancora. Chi aggiungerebbe altra farina a una torta, se è già perfetta nelle sue dosi? E chi potrebbe toccare un gioiello come questo cd?”
Sul sito di Tiarnán O Duinnchinn alla pagina ‘album’ è possibile ascoltare un estratto di ogni traccia.
L’intervista:
1 - Ricordo che un paio di anni fa ancora non avevi intenzione di fare un disco da solista. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
T.- Non ho mai davvero pensato di registrare finchè non sono stato coinvolto in vari progetti come musicista ospite. In seguito a questi progetti, sono stati in molti che hanno insistentemente cercato di convincermi a intraprendere un lavoro discografico tutto mio e ora sono contento di averlo fatto: penso che il disco sia venuto proprio nel momento giusto del mio percorso musicale, sono soddisfatto di come ho suonato e della selezione del materiale. “Ceol is Piob” è un lavoro concertato con Stéphanie Makem e ci rappresenta in pieno: è una testimonianza fedele della musica che io e Stéphanie facciamo ogni giorno.
La musica e le canzoni vengono essenzialmente dell’area dell’Ulster, una terra ricca di musica, miti, lingua e tradizioni. Pensiamo che sia molto importante preservare e proteggere la cultura che ci è stata tramandata; ognuno di noi ha una sua parte nel farlo e questo cd non è niente di più che il nostro piccolo contributo.
2 - Ascoltando la tua musica io associo automaticamente le tecniche che utilizzi sulle pipes al tuo stile personale, mi pare che ci siano molti “trucchi“ che il mio orecchio subito riconosce come tuoi. Ma ci sono stati dei musicisti (pipers o no) che più di altri hanno influenzato il tuo modo di suonare?
T.- Ce ne sono stati molti e ci sono ancora: il mio modo di suonare si sviluppa e cambia in continuazione. Ho ascoltato molto le vecchie registrazioni di Ennis, Rowsome, Clancy (grandi pipers del ‘900, ndt) e Paddy Keenan...comunque penso che sia stato soprattutto l’aver suonato in session con una grande varietà di persone ad avermi fatto sviluppare il modo di suonare che ho oggi. Direi che il mio stile si è evoluto un pò alla volta senza che me ne accorgessi, e senza necessariamente cercare di seguire uno stile particolare: non ho mai cercato di assomigliare ad un certo musicista piuttosto che a un altro.
3 - Il tuo cd è orientato su un tipo di esecuzione abbastanza “tradizionale”; ho letto il commento di Tommy Peoples (riportato sopra) e sono d’accordo con lui quando dice che la musica irlandese non ha alcun bisogno di “aggiunte”. Ci sono però gruppi che hanno mischiato l’irish con altri generi con ottimi risultati. Cosa pensi dell’approcio “progressivo”?
T.- Quello che la gente fa con la musica sarà sempre oggetto di discussione, ma questo è proprio ciò che mantiene viva una ”tradizione”: ognuno ha la possibilità di interpretarla come vuole. Quello che a me piace o non piace non ha importanza. L’importante è che la musica sopravvive e si tramanda semplicemente perchè la gente la suona, nella maniera che preferisce. Certo, non tutto quello che ascolto mi piace, tuttavia come si sa ognuno ha i suoi gusti.
4 - Parliamo delle canzoni. La maggior parte di esse è in gaelico, che è una lingua, per chi come noi in Italia non ha familiarità con essa, misteriosa, lontana e impossibile da comprendere. Ma a parte ovviamente la differenza di linguaggio, credi che ci siano anche delle differenze nello stile musicale tra le canzoni in gaelico (più antiche) e quelle in inglese? E se c’è, è una conseguenza di una qualche differenza culturale che si mantiene all’interno della comunità gaelico-irlandese?
T.- Esiste un vasto repertorio di canzoni in gaelico, che a volte risalgono a secoli e secoli fa. E tuttavia la maggior parte di questo repertorio è andato perduto, a causa del lungo periodo di colonialismo; quello che è rimasto è appena una frazione dell’enorme patrimonio che esisteva. L’Irlanda ha sempre avuto grandi poeti e molti dei loro componimenti sono diventati canzoni. La poesia irlandese ha delle regole specifiche sulla ritmica, le rime, le assonanze...un’arte che deriva direttamente da quella dei bardi, e che nella musica trova la sua migliore realizzazione. Le canzoni che sono state tramandate ci mostrano il linguaggio, i temi e i contenuti che andavano in voga nei tempi passati. Per quanto riguarda le canzoni in inglese, la maggior parte di esse risale a un periodo in cui iniziava a diffondersi la conoscenza della lingua inglese, e gli autori semplicemente stavano provando ad applicare con l’inglese le stesse regole usate con il gaelico. Può essere molto interessante imparare una canzone con testo gaelico anche per chi non lo parla, è di sicuro una sfida stimolante ed un modo di avvicinarsi a una cultura letteraria e musicale molto ricca.
5 - Per tre anni hai tenuto il corso di pipes al S.Benedetto FolkFest, dove hai potuto incontrare molti appassionati italiani. Qual è la tua impressione sul mondo dell’irish music in Italia (pubblico, musicisti...)?
T.- Sono stato per la prima volta in Italia più o meno dieci anni fa, e da allora ho avuto l’opportunità di tornarci quasi ogni anno. L’Italia mi piace molto, per le ragioni che potete immaginare: ottimo cibo, vino, la bellezza del paesaggio. E soprattutto la gente che ho incontrato. Ho fatto dei concerti con Moira Brennan, Na Dorsa, Red Box, e ho insegnato nei festival di S.Benedetto e al Rome Irish Fleadh. Incontrare i musicisti italiani è sempre piacevole, e sia che suonino le pipes o altri strumenti il loro livello è molto buono, inoltre il pubblico è particolarmente recettivo per la musica irlandese. Direi che c’è molto in comune tra Irlandesi e Italiani, a entrambi piace il divertimento di una buona serata di musica con gli amici. Spero di tornarci ancora tante volte!
|