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AUGURI DI BUON COMPLEANNO A: Aisling1 , fatacqua , edorix , solyaris

mar 16 ott 2007, ore 19:34
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Fascino 7 Saggezza 21 Cultura 28
Simpatia 44 Perfidia 3
Re: Teuta, Tuath, Touto
...nessuna discussione (che non sia costruttiva).

Comunque:

Con il termine "Indoeuropei" è indicato un insieme di popolazioni parlanti un comune sistema linguistico definito "indoeuropeo" (o "protoindoeuropeo", teoria dell' "Ursprache"), nella quasi totalità degli aspetti ricostruito su basi teoriche grazie alle conoscenze relative ai meccanismi dell'evoluzione linguistica ed in virtù della rilevante mole di radicali presenti in tutte le lingue che oggi definiamo, appunto "indoeuropee".
Grazie a questa ricostruzione, abbiamo modo di verificare la parentela sintattica, grammaticale, lessicale e morfologica tra queste lingue ottenendo di realizzare uno schema evolutivo abbastanza certo, utile anche alla collocazione temporale ed a quella geografica degli eventi che tali lingue hanno visto differenziarsi dalla comune origine.
Ovviamente, se parliamo di "periodi", l'accuratezza diminuisce con l'aumentare del tempo passato rispetto alla nostra epoca, per cui, giungiamo a riconoscere il meccanismo di parentela tra lingue molto antiche, non sempre a determinare il momento preciso nel quale esse hanno assunto autonomia dell'una rispetto all'altra.

Tali popolazioni, se accettiamo l'ipotesi delle "migrazioni", si sarebbero mosse da aree collocabili (a seconda delle ipotesi) più o meno ad est del continente euroasiatico. E comunque, anche Cavalli Sforza rileva elementi genetici riconducibili ad un'area generalmente associata a quella asiatica minore. Per quanto riguarda le datazioni, il periodo storico interessato da tali "migrazioni", effettuate ad "ondate" successive, va collocato, grossomodo, tra il 5000 ed il 1000 a.C. e, sempre il Cavalli Sforza, rileva, nei suoi studi, elementi che lo portano a ritenere che una prima ondata sia possibilmente avvenuta già a partire da 8000 anni ad oggi.
Le teorie formulate nell'obietttivo di ricercare di un'antica "patria comune" di tali popoli, sono conosciute sotto il nome di teorie
"dell' Urheimat" o "Heimweh".

La maggior parte delle teorie che riguardano lo studio dei fenomeni storici relativi alle popolazioni indoeuropee del passato è riconducibile alle quattro principali:

1) La teoria dell'invasione calcolitica di Maria Gimbutas (La cultura dei kurgan)

2) L'ipotesi di Colin Renfrew, degli Indoeuropei "agricoltori neolitici"

3) La teoria della continuità paleolitica di L. Cavalli-Sforza

e, infine, quella di Ryan-Pitman che pero sottintende l'accettazione di un "movimento migratorio" e ne approfondisce più che altro le cause.


La prima ipotesi è la più accettata, seguita a ruota dalla seconda. Della terza rimangono scetticismi diffusi e per vari motivi. Intanto si tratta di un lavoro basato solo ed esclusivamente su analisi genetiche, il che porta questa tesi a non essere in grado di cogliere gli aspetti culturali più di quanto non sia possibile effettuare attraverso l'analisi linguistica, supportata dal lavoro sul terreno.

Sulla base della teoria PCT, "...Mario Alinei ha recentemente proposto che gli indoeuropei potrebbero essere semplicemente le genti autoctone dell'Europa, stanziate nel vecchio continente fin dal 40.000 a.C., l'epoca della sua prima occupazione da parte dell'uomo moderno. L'ipotesi non è però molto accettata, perché tra l'altro non spiega in maniera convincente l'origine delle famiglie linguistiche europee, ma non-indoeuropee, quali ad esempio il basco, o l'estinto Iberico. Inoltre, spesso i sostenitori della teoria della continuità paleolitica fanno risalire al paleolitico anche differenze linguistiche che si spiegano molto meglio con eventi storici noti e assai più recenti..."

Personalmente, ritengo fondate tali obiezioni e riconosco nella teoria del PCT solo l'evidenza del corposo sostrato pre i.e. presente ancor oggi nelle lingue indoeuropee, ma con differenze sostanziali che coincidono con i percorsi ipotizzati dalle teorie basate su presupposti "migrazionistici".
Quindi, prendo atto del dato di fatto.
Sull'ultima ipotesi, quella di Ryan-Pitman, i pareri favorevoli sono decisamente scarsi.

Le ondate "migratorie" susseguitesi, hanno portato a fenomeni di sovrapposizione di popolazioni indoeuropee alle autoctone preesistenti sul territorio e, nella successione, a popolazioni indoeuropee sovrappostesi ad altre, anch'esse indoeuropee, presenti nelle stesse aree per migrazioni precedenti. Ciò è linguisticamente verificato ed in molti casi sostenuto anche dal lavoro archeologico e dai testi pervenutici.

Per quanto concerne le popolazioni che in questo momento più ci interessano, ovvero, quelle che oggi definiamo "celtiche" e "italiche", abbiamo un bel termine di paragone temporale che ci permette di sapere, ad esempio, in quale periodo storico le seconde abbiano intrapreso la penetrazione in territorio italico.
Tale momento ci è noto e concide con la penetrazione dei Dori nella penisola greca. Essi mossero intorno al 1100 a.C. andando a sovrapporsi alle popolazioni i.e. che dai testi cicladici conosciamo e che chiamiamo impropriamente "Micenei" (più correttamente, "Egei"). Proprio a causa di tale evento l'Acaia (terra aspra nella quale finirono per essere perlopiù relegati dai "cugini" Dori gli omerici "Achei") prese il nome che ancora porta.

Dunque, sappiamo che buona parte della moltitudine delle popolazioni i.e. che definiamo "italiche", penetra nella penisola intorno al XII secolo a.C.
Resta da considerare che in quella data, però, probabilmente il fenomeno di differenziazione linguistico e genericamente culturale, rispetto ai "cugini" che oggi chiamiamo genericamente "Celti", doveva essere avvenuto da tempo, sebbene si siano mantenute, ancora in epoca storica recente, similitudini quando non, addirittura, coincidenze.
(Basta considerare quanto tale differenziazione incida, già a partire dal VII secolo, anche tra le varie parlate "celtiche" dei territori che vanno dall'Atlantico alla conca Carpatica e dalla costa del Mare del Nord all'area Golasecchiana come per gli italici idiomi Umbri, Osco-Sabellici, Protovenetici ecc.).

Uno "specchietto" riassuntivo della questione indoeuropea su Wiki:

[it.wikipedia.org]

Per approfondimenti:

[www.bmanuel.org]
[www.koeblergerhard.de]
[www.dilectio.it]
[indoeuro.bizland.com]
[www.unibas.ch]
[www.unizh.ch]
[www.indoeuropean.nl]
[www.ethnologue.com]
[languageserver.uni-graz.at]
[www.utexas.edu]
[titus.uni-frankfurt.de]
[indoeuro.bizland.com]
[www.centrostudilaruna.it]
[www.bartleby.com]

e pubblicazioni di linguistica e mitologia comparata:

Enrico Campanile - Bernard Comrie - Calvert Watkins
"Introduzione alla lingua e alla cultura degli Indoeuropei"

E. Campanile
"Studi indoeuropei"

Colin Renfrew
"Archeologia e linguaggio"

A. Giacalone Ramat, P. Ramat
Le lingue indoeuropee

Oswald Szemerényi
"Introduzione alla linguistica indoeuropea"

Vittore Pisani
"Le lingue indoeuropee"

Michael Meier-Brügger
"Indo-European Linguistics"

Francisco Villar
"Gli indoeuropei e le origini dell'Europa"

Paolo Milizia
"Le lingue indoeuropee"

Georges Dumézil
"Mythes et dieux des Indo-Européens"

Georges Dumézil
"Mythe et épopée"

Jean Claude Rivière
"Georges Dumézil e gli studi indoeuropei"

Julien Ries
"Traité d'anthropologie du sacré. Volume 2: L'Homme indo-européen & le sacré"

Bernard Sergent
"Les trois fonctions indo-européennes en Grèce ancienne. Tome 1: De Mycènes aux Tragiques"

Jean Vertemont,
"Dictionnaire des mythologies indo-européennes"


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