

L'Edera Nome Ogham: Gort (XII lettera dell’alfabeto arboricolo) Nome latino: Hedera helix L.
Famiglia: Araliacee
Habitat e distribuzione: Originaria dell’Europa è molto comune nelle zone temperate, più rara nei boschi di conifere.
Descrizione: Rampicante sempreverde con fiori verdi autunnali e bacche nere. Si arrampica grazie alla presenza di radichette aeree che secernono una sostanza adesiva. Molte piante di edera possono vivere anche più di cinquecento anni.
Avvertenze: Tutta la pianta è tossica e dovrebbe essere impiegata solo per uso esterno. Le bacche, di colore blu nerastro, se ingerite, sono tossiche e possono causare nausea e vomito e depressione del sistema nervoso centrale; a contatto con la pelle provocano vesciche ed irritazioni cutanee.
Tradizione e simbologia:
L’edera è un’importante pianta magica contro gli spiriti maligni e simbolo di fedeltà.
Nell’alfabeto Ogham ci insegna che non è possibile essere del tutto certi del proprio autocontrollo quando si è in presenza di ostacoli esterni; si può essere incapaci di agire all’inizio ma attraverso l’esperienza e la ricerca interiore si possono superare tutti gli ostacoli.
E’ simbolo di ebbrezza sacra che porta in contatto con le parti più profonde di se stessi e indica la spinta alla ricerca della propria anima. Aiuta chi vuole intraprendere un cammino di conoscenza interiore e chi vuole iniziare un processo di rinnovamento radicale. Cura le ferite interiori.
L’animale totemico a lei collegato è il SALMONE, la divinità ARDUIN, la pietra l’AGATA ROSSA.
Proprietà terapeutiche: Si usano le foglie giovani. Ha azione antispasmodica.
L’impacco è curativo di alcune malattie della pelle, dei dolori reumatici e delle scottature.
Il decotto di foglie e aceto può servire come collutorio nel mal di denti.
Calderone del druido:
Il DECOTTO si ottiene con 200 g di foglie fresche o una manciata di foglie secche in un litro di acqua bollente, protraendo l’ebollizione per 10 minuti. Da applicare in caso di reumi, nevriti e cellulite.
I CATAPLASMI, per gli stessi problemi, si preparano con ¼ di foglie fresche di edera unite a ¾ di farina di lino.
Pifor22259 suggerisce un altro utilizzo delle foglie d'edera. Tenendo teso, davanti alla bocca, il bordo di una di queste foglie, infatti, si otteneva un suono simile a quello di uno strumento ad ancia con una buona estensione e sonorità. Se ne ricavava una specie di flauto dolce costruito con la corteccia di castagno e munito di fori o più spesso di stantuffo per variare il suono.
Alcune informazioni sono tratte da “Il libro completo delle erbe”, IL MOSAICO, 1997
Cailleach (Chiara Rolla) |
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