

IL MENHIR D’ISANA: tracce celtiche nel Vercellese? |
Terre d’acqua, così sono chiamate le risaie che tanto caratterizzano gran parte della pianura vercellese. Una terra fortemente antropizzata, eppure con ancora molti tesori nascosti proprio "sotto gli occhi di tutti", come i Menhir di Cavaglià, o sotto terra, come la necropoli romana in prossimità di Livorno Ferraris fortunosamente ritrovata in occasione dei recenti scavi per la Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità tratta Torino-Novara. Come è già accaduto in molti scavi in profondità per altre opere pubbliche, che hanno portato alla scoperta vasti siti archeologici, la Tav nel 2002 ha dato alla luce la necropoli romana ad incinerazione cronologicamente inquadrabile tra il I ed il III sec. d.C. L’importanza di questo ritrovamento ha permesso di acquisire nuovi dati sul popolamento di età romana nel territorio e sui riti e rituali funerari dell’epoca. Allo stato attuale si contano 208 tombe con corredi composti da oggetti come monete di bronzo, fibule, armi ed utensili in ferro, urne cinerarie di varie dimensioni e numerosi oggetti in vetro. Un ritrovamento che non ha destato sorpresa tra i cultori di storia locale, e in particolare Gianfranco Giuliano (fondatore dell’Accademia dei Livornesi e autore del libro "Santa Maria d’Isana" di fresca stampa) che ha da sempre segnalato nei suoi scritti, l’importanza nella zona della strada Liburnasca, una via militare romana. Come documentato dal Giuliano Livorno Ferraris (l’antica Liburnum) godeva, già al tempo dei Romani, del transito di unastrada militare che da Vercelli conduceva a Torino sfruttando il guado della Dora; la stessa strada nel medioevo diventa, nel tratto da Vercelli a Chivasso, Strada Liburnasca percorsa da pellegrini, crociati e mercanti. Questa strada metteva in comunicazione Torino e quindi il passo del Moncenisio con Vercelli, città attraversata dalla via Francigena, proveniente da Ivrea. Da Livornopassava anche un'altra strada alternativa che proveniva da Aosta-Ivrea. Essa attraversava l'antica Iliaco, sulla collina di Villareggia e proseguiva fino a Livorno per giungere a Trino, Casale e congiungere Genova. Questa seconda strada poneva di fatto in collegamento i passi del Piccolo e del Gran San Bernardo con Genova, importante centro di raccolta per il pellegrinaggio in Terrasanta. L'ordine religioso e cavalleresco dei Templari aveva come fine peculiare l'assistenza e l'ospitalità dei pellegrini, ecco perché i Templari crearono un loro insediamento proprio a Isana, punto mediano tra le città di Vercelli, Casale, Ivrea sull'importante via Liburnasca. Ma ad Isana i racconti locali parlano anche di una antica pietra dai poteri taumaturgici. Le notizie in merito sono molto scarse: qualcuno dice che il menhir era originariamente collocato proprio sul posto della chiesa templare, un’ipotesi piuttosto improbabile in realtà, perché i Templari avrebbero semmai inglobato la pietra nella Mansio invece di distruggere (con lo spostamento) la sua efficacia, e se proprio volevano dissuadere la gente nella pratica di un culto antico perché spostare la pietra (posto che fosse facilmente trasportabile) appena poco oltre nell’attuale posizione? Un’altra strana coincidenza vede la piccola chiesa dedicata a Maria, in origine probabilmente una Madonna Nera, (dato per nulla sorprendente perché sono innumerevoli le chiese templari e gotiche dedicate a “Nostra Signora” in Nero) orbene molti studiosi hanno accostato le Madonne Nere alla dea Iside, il cui culto potrebbe essere confluito per sincretismo nell’alveo del Cristianesimo. La parola stessa Isana richiama il nome Iside, non sarebbe quindi nemmeno tanto peregrina l’idea di collegare la pietra d’Isana a un preesistente culto femminile dalle antichissime radici. IL SOPRALLUOGO A ISANA Il sito si raggiunge dalla circonvallazione di Livorno Ferraris (Vercelli) in direzione Trino. Dopo 1 Km circa si imbocca una strada sterrata a sinistra (a lato di un canale). Dopo 200 m si raggiunge la cascina di Isana: costeggiando il muro di cinta sul lato sinistro si trova, subito svoltato l’angolo, la pietra che è infissa praticamente in asse rispetto alla facciata della chiesa templare. Giunti sul luogo con una rappresentanza dell’associazione L’Ontano che ha sede proprio a Livorno Ferraris per accompagnare gli archeologi vibrazionali Dott. Vincenzo Di Benedetto e Angelo Bodo, sono stati eseguiti alcuni rilievi di tipo rabdomantico e i risultati sono stati riportati nella foto allegata. E’ stata avanzata l’ipotesi che ci troviamo in presenza di un antico luogo di culto, secondo la tradizione, i templari costruivano le loro residenze presso monumenti megalitici, in luoghi di antica sacralità, dove si dice confluiscano correnti telluriche e cosmiche benefiche, non a caso sotto il pavimento della chiesetta scorre -per tutta la lunghezza dell’edificio- il rivolo di una sorgente. Ebbene stando ai rilievi, la stessa sincronica che attraversa la chiesa attraversa anche il menhir. Del resto ci conforta la parola stessa del luogo: il prefisso “Isa” di origine preromana fa riferimento all’idronimo “acqua che scorre veloce”, ma in zona non si trovano corsi d’acqua naturali, ad eccezione dei numerosi fontanili di cui tutta la zona delle Grange è particolarmente ricca La parte di pietra che fuoriesce dal terreno ha l’aspetto di una lastra triangolare inclinata e con la punta orientata verso est. La pietra anticamente era oggetto di pellegrinaggio per appoggiarvi la schiena perchè si diceva avesse la facolta’ di guarire i reumatismi. Questo stando al "si dice", tuttavia ciò che emerge della pietra non corrisponde certo all’immagine del menhir o masso erratico di cui si trovano innumerevoli esemplari nei vicini colli canavesani o biellesi. Pare più una stele a punta (e innegabile è l’intervento umano), addirittura potrebbe trattarsi di una parte di "trono", la punta emergente di uno schienale che si sarebbe ben adattata allo struscio delle terga per chi si fosse seduto sull’apposita concavità o lastra trasversale che si potrebbe trovare attualmente parecchi metri sotto terra. O molto più prosaicamente potrebbe trattarsi di un "avanzo" lapideo lasciato poco distante dalla mansio e rimasto inutilizzato per tanti secoli!! Cio’ che resta della Mansio templare, ossia la piccola chiesetta, documenta indubbiamente l’utilizzo di numerosi materiali di recupero, -lastroni, pietre angolari e mattoni romani- che a loro volta testimoniano l’antichità dell’insediamento. (vedi foto chiesa) (Cattia Salto) |
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