Come quasi tutte le regioni del nord e del centro Italia, il Friuli Venezia Giulia ha radici celtiche, è stata in epoca preromana variamente attraversata dalla frontiera fra Celti e Veneto - Istri. Sicuramente celtica era la popolazione dei Galli Carni, stanziati appunto nella Carnia, la parte settentrionale, montuosa del Friuli. Un probabile etimo celtico è il nome del capoluogo regionale, Trieste ("Tergeste" in età romana) che deriverebbe dalla parola celtica "terges", "mercato". Se ci si reca a Cividale, l'antica "Forum Julii" che ha dato il nome alla regione, e ne era il centro più importante in età antica prima di essere oscurato in questo ruolo da Aquileia, è possibile visitare, oltre al bellissimo tempietto longobardo, l'ipogeo celtico, una grotta che in età antica era un luogo di culto. Nei pressi della località di Basovizza in provincia di Trieste, si trova invece una grande tavola di pietra circondata da monoliti, ed il luogo è conosciuto come "I Druidi" sebbene l'attribuzione celtica sia tutt'altro che certa.
Sebbene tracce nell'archeologia e nemmeno nel folklore e nella toponomastica della presenza celtica nella nostra regione non manchino, non si può dire che fino a non molti anni fa, questa costituisse un'eredità molto sentita. Diversi anni fa comparve un fumetto in lingua friulana che aveva come protagonista Tarvos il celtico, una sorta di Asterix locale, e poco altro.
Negli ultimi anni, questa situazione di disinteresse ha subito un ribaltamento a novanta gradi; quasi di colpo sono esplosi la passione, l'interesse, l'entusiasmo per il mondo celtico, supportati da un moltiplicarsi d’iniziative che vanno dalle mostre ed i convegni archeologici agli stage di artigianato e di danza celtica. Forse l'ingresso nel nuovo millennio ha dato a molti la sensazione di un mutamento epocale, un'età nuova nella quale abbiamo cominciato incerti a muovere i primi passi, e dove allora si potrebbe trovare sicurezza ed il senso di un'identità se non partendo dalla riscoperta del passato, delle proprie radici?
Esiste poi anche un discorso, se vogliamo politico, nel senso più nobile che si può dare a quest'espressione. Un punto che, a mio parere, occorre assolutamente
sottolineare è che, è vero, tutto ciò potrebbe corrispondere ad una facile moda, ad un gusto retrò, essere puro folklore, esercitazione ludica, ma ha anche un senso più profondo, più importante, quello di riscoprire una radice profonda, "sommersa" che ci accomuna agli altri popoli dell'Europa (L'Italia fu "Gallia Cisalpina" in tutta la sua parte settentrionale ed in gran parte di quella centrale), riscoprire le "radici profonde che non gelano" è oggi più che mai importante: se vogliamo davvero costruire l'Unione Europea, fare in modo che essa non sia una convenzione fra governi, ma risponda al sentire comune della gente, è questo tipo di realtà che dobbiamo riscoprire; se essa dovesse essere solo un "matrimonio d'interesse", barcollerebbe ad ogni crisi dell'euro.
Ad ogni modo, una parte notevole nel produrre questo mutamento l'ha indiscutibilmente avuta la Società Tolkieniana Italiana, l'associazione che riunisce gli appassionati dell'autore del Signore degli Anelli, e non si tratta, come si potrebbe credere, di un'associazione di carattere locale, ma di un'associazione nazionale con sede ad Udine (come dire che nel mondo parallelo tolkieniano il Friuli non è una regione periferica, ma il cuore dell'Italia).
Accanto alla diffusione delle opere di Tolkien, la Società Tolkieniana si è sempre proposta l'obiettivo della riscoperta e della valorizzazione di quel patrimonio di folklore, miti, leggende popolari, tradizioni (nel senso più ampio della parola) analogo a quello che fa da sfondo alla creazione letteraria di Tolkien e che noi pure possediamo. Per questa via, il collegamento con il mondo celtico è duplice: da un lato il patrimonio mitologico celtico filtrato in vario grado nel Signore degli Anelli, dall'altro i miti, le leggende, le tradizioni di origine celtica presenti nel nostro stesso folklore.
Indubbiamente, il mondo del Nord, anglosassone, e scandinavo che sta alle origini della moderna letteratura di heroic fantasy, ha un ricco patrimonio di folklore, miti e leggende che possono costituire un fertile humus per questo tipo di narrativa, ma il nostro patrimonio folklorico che non è soltanto latino e mediterraneo, non è per nulla da meno.
Lo staff della Società Tolkieniana proprio per questo motivo ha da sempre affiancato all'opera di diffusione e di studio delle opere di Tolkien un'attività di recupero e di studio del nostro folklore, delle nostre leggende, delle nostre tradizioni, ricercando secondo l'insegnamento di Tolkien "Le radici profonde che non gelano". A partire dal 1999, questa tendenza da sempre presente ha ricevuto un'accentuazione; a partire dall'edizione di quest'anno del premio Silmaril, il concorso letterario della Società Tolkieniana, racconti ispirati alle leggende ed alle tradizioni friulane e nazionali possono competere a fianco di quelli ispirati al mondo del Signore degli Anelli, ed è sempre molto interessante vedere cosa esce da questo confronto. Oltre a ciò, la Società Tolkieniana ha in cantiere una serie di monografie dedicate agli aspetti rilevanti ed ai personaggi fantastici del folklore delle nostre zone, la prima di esse, a firma di Gianni Pielli , è stata dedicata agli Sbilfs, i folletti carnici.
Il 2000 è stato l'anno del grande risveglio dell'interesse per i Celti. Oggi esiste una diffusa consapevolezza che questo ceppo di popolazioni rappresenta "l'altra radice" dell'Europa latina e germanica, e che se ha lasciato scarse tracce di sé nella storia ufficiale (che ha assegnato loro spesso il ruolo di "barbari"), ne ha invece lasciate tantissime nella mitologia e nel folklore, ha modellato la propensione della cultura europea al fantastico, al fiabesco, all'immaginario, è per questo lato ancora ben viva in tutti noi. Ai Celti ed al loro rapporto con il folklore e la tradizione fantastica, sono state dedicate due distinte manifestazioni, "Keltland" organizzata dalla Società Tolkieniana, ed il convegno indetto a Trieste a novembre dall'Associazione Culturale "Il Bargello".
"Keltland" rientra in quello che, da alcuni anni, si può considerare il nuovo corso della Società Tolkieniana, estendere la sua attività di studio e divulgazione dalle opere di Tolkien a tutta la tradizione fantastica e folklorica europea, e per i prossimi anni sono previste analoghe manifestazioni dedicate agli altri popoli dell'Europa, incluse - ben s'intende - le popolazioni latino - mediterranee, portatrici di un patrimonio di cultura, di tradizioni, di folklore per nulla meno degno di considerazione di quello dei popoli dell'Europa del centro e del nord.
"Keltland" si è articolata su di una serie di manifestazioni che hanno coinvolto
l'alto Friuli e la Carnia, facendo capo a Tarvisio e spaziando per i comuni di Invillino, Chiusaforte, Moggio Udinese, Campoformido e Paularo, con un calendario di incontri, convegni, conferenze, tavole rotonde, ma anche manifestazioni in costume e concerti di musica celtica.
Il convegno sui Celti promosso dal Circolo Universitario Ricreativo Culturale, editore della rivista Il Bargello, si è tenuto il 25 novembre presso lo Starhotel Savoia Excelsior, Mentre il mattino di quell'intensissima giornata, con gli interventi di Pietro Comelli (Presidente del CURC), Giuliano Righi, Gloria Vannacci Lunazzi, Leone Veronese è stata dedicata alle tracce lasciate dalle popolazioni celtiche nell'Italia settentrionale, nel Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Trieste (sembra in particolare, secondo quanto emerso dal convegno, che ai Celti vadano ricondotti i Castellieri, le tipiche strutture protostoriche del Carso triestino), ed un particolare apprezzamento merita il professor Leone Veronese che da anni sta conducendo un lavoro anche divulgativo perché siano meglio conosciuti questi aspetti del nostro passato, il pomeriggio era dedicato invece all'impronta celtica riscontrabile non nell'archeologia ma nel folklore, nella cultura non materiale, nella letteratura fantastica, con gli interventi di Paolo Gulisano, David Murray, Massimo Centini, Adolfo Morganti.
L'unico appunto che è forse possibile fare a questa manifestazione, è che è stata troppo "densa", poiché per motivi logistici tutti gli interventi sono stati concentrati nella medesima giornata. Soprattutto gli interventi del pomeriggio hanno messo in luce il legame che esiste tra il mondo celtico e la fantasy. David Murray, docente dell'università di Urbino ed autentico celta, si è rivelato una persona dall'incredibile simpatia; senza togliere nulla agli altri tre, personalità da tempo ben note a tutti gli appassionati di letteratura fantastica, e soprattutto Adolfo Morganti, direttore del Centro Studi Nuovo Medioevo di San Marino, organizzatore dei convegni sammarinesi dedicati alla fantasy ed alla fantascienza, scrittore e giornalista, oltre che psicologo di professione, è una personalità davvero poliedrica.
La Società Tolkieniana ha presentato per il 2001 un calendario particolarmente ricco di attività e manifestazioni: dal 22 al 24 giugno si è tenuta a Bressa di Campoformido "In festa nella terra del ghiaccio e del fuoco", manifestazione storico - folklorica dedicata ai Vichinghi ed in particolare alle tradizioni islandesi, ma gli amati Celti era obiettivamente difficile che fossero dimenticati, infatti, eccoli di nuovo in scena a Padova dal 16 giugno al 15 luglio con la manifestazione "Tolkien e Pendragon".
L'interesse per il mondo celtico, anche se non è di per sé un argomento fantastico (la realtà storica e protostorica dei Celti è indubbia), al fantastico si collega attraverso numerose ramificazioni: gran parte del patrimonio folklorico, mitologico e favolistico europeo riconduce alla mitologia ed alla visione del mondo degli antichi Celti, basti pensare a tutte le leggende che hanno come protagonisti elfi, gnomi e fate, ed ancor di più al Ciclo Bretone, alla saga arturiana e della Tavola Rotonda al Graal e ad Excalibur, archetipi persistenti della cultura europea.
Le iniziative volte a riscoprire questa realtà in questi anni si sono moltiplicate dopo il convegno promosso nel novembre 2000 a Trieste dall'Associazione Culturale "Il Bargello", di cui vi ho detto più sopra.
Questo fiorire d'iniziative è stato, bisogna dirlo, favorito anche da una legge regionale che ha disposto stanziamenti precisamente per attività culturali di questo tipo, ed allora? C'est l'argent que fait la guerre! Meglio del vuoto in cui talvolta sono condannate a cadere le iniziative dei privati mosse dalle intenzioni migliori ma senza adeguati mezzi economici (1).
Nell’aprile 2001 si è segnalata l'iniziativa dell'Università di Trieste che in collaborazione con la provincia di Trieste ed il Circolo Culturale Jacques Maritain, ha promosso il convegno I Celti nell'Alto Adriatico, tenutosi nell'Aula Magna della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dal 5 al 7 di aprile. Organizzatore e promotore del convegno che ha coinvolto anche esperti intervenuti dall'Austria, dalla Slovenia e dalla Croazia (Musei di Klagenfurt e di Pola, università di Lubiana), è stato il professor Giuseppe Cuscito dell'ateneo triestino. Collateralmente, vi sono stati anche due spettacolo musicali, il 19 aprile al teatro Cristallo di Trieste, ed il 20 aprile al teatro Verdi di Muggia, sempre a cura della provincia di Trieste.
In maggio, invece, l'iniziativa è passata al Friuli con la manifestazione L'aquila e l'ermellino, dalla Bretagna al Friuli, promossa ad Udine il 26 ed il 27 maggio dal Circolo Culturale L'antica Quercia. Questa manifestazione si proponeva l'incontro ed il confronto fra le tradizioni ed il folklore bretoni e friulani alla luce della comune eredità celtica. In particolare, quello dell'Antica Quercia ha voluto essere anche un discorso sulle piccole nazioni, le "nazionalità sommerse" dell'Europa, sommerse eppure portatrici di un patrimonio di storia e di cultura che l'Unione Europea domani non dovrà disperdere, ma riscoprire e valorizzare, perché rappresenta una ricchezza per tutti.
In agosto la palla è nuovamente tornata a Trieste, dove il 4, 5 e 6 è di scena Triskell 2001, il primo festival celtico di Trieste, organizzato dall'Associazione Culturale Celtica Uther Pendragon, con la partecipazione di associazioni quali la scuola di danze celtiche "Yggdrasil" e il Robin Hood Folk Country Club, entrambe triestine (Chi si aspettava un tale rigoglio di celtismo nel capoluogo giuliano?)
Se l'iniziativa del circolo J. Maritain, corredata dall'apporto di istituti universitari internazionali, affronta in particolare l'aspetto "colto", storico ed archeologico della rinascita celtica, quella dell'associazione Pendragon ne evidenzia piuttosto l'aspetto popolare e folklorico, dando spazio in particolare alla musica, alle danze, agli strumenti musicali, ai costumi, anche se non mancano all'interno di questo quadro momenti di approfondimento più propriamente culturale, come le conferenze di Giuliano Righi: "I Celti all'origine di un popolo. Testimonianze e ritrovamenti nel nord - est", e di Enrico Euron sui "Grandi cicli mitologici irlandesi", entrambe sabato 4 agosto, o quella su "Il tempo. Riti di passaggio nella tradizione culturale europea", domenica 5 agosto, tenuta da Paolo Paron, il presidente della Società Tolkieniana.
A settembre è scesa di nuovo in campo l'associazione culturale "L'antica quercia" con una manifestazione a Cividale che s'intitola semplicemente In festa. La festa si è tenuta i giorni 14, 15 e 16 in piazza San Francesco ed ha potuto contare sulla collaborazione dell'ambasciata irlandese in Italia. E' stata presentata la mostra fotografica "Emigrazione e verdi terre", e sabato 15 un convegno su tradizioni popolari ed emigrazione. L'intento è quello di evidenziare le profonde affinità fra la storia friulana e quella irlandese, entrambi popoli profondamente radicati nella tradizione contadina, che nel corso del XX secolo hanno attraversato drammi analoghi, come quello dell'emigrazione.
Non è mancato nemmeno qui il consueto contorno di musiche, concerti, danze, giochi, con il gruppo della contea di Cork, i Myriddin, i Morrigan'Wake.
Con il mese di settembre, i giorni 7, 8 e 9, è arrivato l'appuntamento con l'Hobbiton, la manifestazione annuale della Società Tolkieniana, come sempre nella suggestiva cornice del castello di Gorizia. Un appuntamento, quello del 2001, nel quale l'interesse della Società Tolkieniana per il mondo celtico è emerso nella maniera più nitida che mai.
La manifestazione di quell'anno, si può dire, è stata contrassegnata da un ulteriore ampliamento della politica culturale che la Società Tolkieniana sta perseguendo da anni, ossia partire da Tolkien e dal mondo del Signore degli Anelli e, attraverso una rilettura delle sue radici filologiche, antropologiche, storiche, culturali nel senso più lato, giungere ad una riscoperta di tutta la tradizione letteraria, folklorica, favolistica europea, coinvolgendovi i costumi, i modi di vita, le forme di pensiero ed artistiche che hanno formato quella che si può chiamare la tradizione dell'Europa.
Da qui l'attenzione a quelle culture "marginali" in cui la tradizione "popolare" almeno in parte ancora resiste, come le aree celtiche di Scozia, d'Irlanda, di Bretagna o lo stesso mondo contadino friulano.
Se nel corso di questi tre giorni le conferenze sono state soltanto due, quella di Massimo Centini e quella di Paolo Gulisano, molto ricco e articolato è stato invece il carnet d'incontri con "realtà" diverse.
Dopo quelli di San Marino ad aprile - maggio (Saga 2001) e di Courmayeur a luglio (Celtica 2001), ecco, nel giro di qualche mese, il terzo incontro con i rappresentanti del clan Wallace, diventati ormai habitué dell'Italia, e supportati come sempre dall'Associazione Culturale William Wallace. Caso mai ancora qualcuno non lo sapesse, William Wallace, sfortunato e coraggioso protagonista di una ribellione contro i dominatori inglesi, è l'eroe nazionale della Scozia, ed a lui la cinematografia hollywoodiana ha prestato il soprannome di Braveheart (cuore impavido) ed il volto di Mel Gibson.
Grande spazio ed impronta decisamente celtica ha avuto la cornice musicale, finendo anzi per rappresentare quasi il clou della manifestazione, qui la musica medievale italiana rappresentata dall'Antica Camerata Delli Musici Savonesi si è confrontata con le armonie celtiche dei Myriddin e dei Polverfolk, ed abbiamo potuto assistere, da parte del gruppo "Sipario" ad una rappresentazione della fondazione della città di Gorizia (di cui correva il millenario), sempre con ampio contorno di musiche medievali.
Proprio alla conclusione dell'anno, venerdì 28 dicembre nella sala Imperatore del Savoia Excelsior Hotel si è tenuto il convegno Dal mito celtico al Signore degli Anelli organizzato dal Circolo Universitario Culturale Ricreativo "Il Bargello" con la partecipazione dello scrittore Paolo Gulisano.
In esso si è in primo luogo data notizia dei più recenti ritrovamenti dell'archeologia celtica nella nostra regione. Sebbene il materiale reperito, proveniente principalmente da tumuli sepolcrali non sia estremamente abbondante, l'impronta celtica nella protostoria del Friuli Venezia Giulia non è più una semplice ipotesi.
Paolo Gulisano ha presentato il suo libro Tolkien, il mito e la grazia. Secondo lo scrittore, nell'opera dell'autore del Signore degli Anelli è riconoscibile la rilettura dei miti dell'antico mondo indoeuropeo in chiave cristiana (da qui il titolo dell'opera che accosta due elementi apparentemente eterogenei, il mito pagano ed appunto la grazia intesa in senso cristiano, non - o solo marginalmente - estetico). D'altra parte, è anche vero secondo Gulisano che i due concetti, l'accezione cristiana e quella estetica della parola "grazia" non sono disgiunte, poiché, secondo la sua interpretazione, il mondo moderno, allontanandosi a un tempo dai miti tradizionali e dalla fede cristiana, si è sempre più addentrato nella bruttura e nello scempio del mondo naturale, e l'opera di Tolkien è precisamente una reazione ed una denuncia di questa sinistra tendenza.
Ancora, nell'ambito del convegno, è stato presentato il video sulla giornata dedicata ai Celti dell'anno precedente, con le interviste ai relatori che allora intervennero, fra i quali Adolfo Morganti, Massimo Centini, David Murray e lo stesso Gulisano.
La festa di san Patrizio, santo patrono dell'Irlanda, il st. Patrick's day, è una ricorrenza molto sentita non solo nell'Isola verde, ma anche ad esempio fra gli statunitensi di origine irlandese, per i quali è un'importante occasione di affermazione di identità etnica. Da un paio d'anni, il st. Patrick's day è festeggiato anche a Trieste. Nel 2001, la festa di san Patrizio è stata un affare privato che ha coinvolto la non folta comunità degli Irlandesi a Trieste (di cui hanno peraltro fatto parte in passato personaggi del calibro di James Joyce) ed uno scelto ma esiguo numero di simpatizzanti del mondo celtico. Nell'anno di grazia 2002, il st. Patrick's day triestino è divenuto una manifestazione pubblica tenutasi alla Fiera Campionaria, ed ha registrato una discreta affluenza di pubblico. La manifestazione era articolata su due giornate, sabato 16 e domenica 17 marzo. Domenica 17, al Palazzo Congressi della Fiera, il presidente della Società Tolkieniana Italiana, l'infaticabile Paolo Paron, ha tenuto assieme a M. Bobbio una conferenza sulla tradizione irlandese di san Patrizio.
Dal 18 maggio al 10 giugno, si è tenuta anche un'importante iniziativa dedicata ai ragazzi delle scuole: il "Trieste festival nel mondo della letteratura giovanile" a cura del Circolo di Letteratura Giovanile "A. Alberti" che si occupa di diffondere la letteratura fra le giovani generazioni, opera altamente meritoria dati i tempi che corrono, Nell'organizzazione del festival, al circolo "Alberti" si sono affiancati il Distretto Scolastico n. 18 di Trieste, l'Istituto Comprensivo di Valmaura, il comune di Bordano (UD), l'Istituto Statale d'Arte "Nordio" di Trieste; hanno dato il patrocinio all'iniziativa la Provincia, il Provveditorato agli Studi di Trieste e la Direzione Scolastica Regionale del Friuli - Venezia Giulia.
Tra le molte iniziative del Festival non poteva mancare la mostra "I Celti fra realtà e fantasia" tenutasi all'Istituto Comprensivo di Valmaura, e credo sia una specie di primato, nel senso che fino a questo momento mi pare che, per quanto diffusa, la "rinascita celtica", sebbene raccogliesse consensi crescenti fra persone di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, non aveva ancora varcato "istituzionalmente" i portoni delle scuole, almeno nella nostra regione.
Onestamente, fino all'anno precedente, fino allo svolgimento del I festival celtico di Trieste, era difficile immaginare che nel capoluogo giuliano vi fosse un tale numero di associazioni e tanto interesse per la cultura, la musica, il folklore (e sappiamo quanto ricco di spunti fantastici) del mondo celtico. Come anticipo del secondo festival in programma per la fine del mese, si è tenuto sabato 8 giugno alle ore 21 nell'Orto Lapidario antistante la Cattedrale ed il Castello di San Giusto, sempre a cura dell'Associazione Uther Pendragon promotrice del festival, un concerto dei Tuatha De Danannan. I Tuatha sono un gruppo musicale dedito al recupero della musica celtica tradizionale (XI - XVIII secolo) da eseguire su strumenti che sono anch'essi ricostruzioni di modelli d'epoca. Il nome del gruppo s'ispira alle divinità di un importante ciclo mitologico irlandese. Del resto, un chiaro aggancio alle tradizioni ed alle leggende britanniche è presente anche nel nome dell'associazione; Uther Pendragon, infatti, ammesso che qualcuno non lo sappia, è un personaggio del Ciclo Bretone, sarebbe stato il padre di re Artù.
Molta altra musica, prevalentemente di arpe e cornamuse, si è però sentita venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 al Castello di San Giusto, cornice della seconda edizione, come già di quella passata, del Triskell, il festival celtico.
Le esibizioni di bande musicali sono state veramente tante, compresa domenica 23 la sfilata di cornamuse bretoni da piazza Goldoni a piazza dell’Unità d’Italia, ma non sono state certo il solo elemento di rilievo del Festival, articolato su di una mostra di archeologia sperimentale a cura di Giuseppe Stucchi, "Storia e mito di un popolo: i Celti", una serie di conferenze fra cui quelle di Giorgio Miramonti (del Clan del Lupo): "Dai Druidi ai Guerrieri. Frammenti, usi e magie degli antichi Celti" e "La Grande Madre: Spiritualità celtica tra mito e storia", e quelle (sono due) di Fabius Constable sull'arpa celtica, poi "Celticando", animazioni e giochi per bambini a cura dei Robin Hood Folk Country e, tutte e tre le sere dopo il tramonto, "Labyrinth", percorso interattivo a lume di candela animato dagli attori delle compagnie del Gatto Nero e dai Turk 182; senza dimenticare l'area mercato e quella dedicata alla divinazione.
Sempre rimanendo in ambito celtico, occorre non dimenticare la mostra "Gli echi della terra: cultura celtica in Friuli, dati materiali e momenti dell'immaginario" organizzata al Castello di Gorizia dal 25 maggio al 27 ottobre dall'Accademia di Studi Medievali Jauffré Rudel in collaborazione e con il patrocinio della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia e del comune di Gorizia. Qui siamo, come si vede, anche se non mancano i riferimenti al mondo mitologico e fantastico celtico, più sul versante archeologico che su quello folklorico attualizzato evidenziato invece dal festival triestino.
L'Accademia Jauffré Rudel, specializzata negli studi medievali soprattutto in campo musicologico, è una di quelle associazioni che svolgono nella nostra regione un'importante attività culturale che meriterebbe di essere meglio conosciuta: ha svolto importanti ricerche ed un'attività di recupero di testi nel campo della musica medievale, che per la sua serietà e validità scientifica ha ottenuto un contributo del CNR, edita la rivista "L'Unicorno", è in rapporti di collaborazione sia con la Società Tolkieniana, sia con altre importanti associazioni culturali friulane.
Nell'anno 2002 le iniziative nel campo della riscoperta di un antico folklore connotato di fantastico e magia, si sono moltiplicate, come se si avesse paura di avventurarsi in questo nuovo millennio dalle prospettive ancora incerte, e si cercasse perciò il conforto di antiche e finora quasi dimenticate malie. Un esempio di ciò è stata senza dubbio la manifestazione "Maravee" organizzata dal comune di Rivignano (provincia di Udine) nella frazione di Ariis domenica 24 giugno in coincidenza con il solstizio d'estate, con fuochi, canti tradizionali del folklore friulano, rievocazioni mitico - magiche, che ha rimesso in auge la notte di san Giovanni, la notte dei fuochi che, come celebrazione del solstizio estivo, altro non è che una forma cristianizzata dell'antichissimo rito celtico.
Di passata, si può anche notare che "maravee" ha in veneto - friulano ha un significato più specifico e più inquietante rispetto a "meraviglie" in italiano; ancora oggi a Venezia, ad esempio, è chiamato "ponte delle maravee" un ponte nei cui pressi corre voce avvengano nottetempo fenomeni di poltergeist e paranormali.
Non è assolutamente casuale la coincidenza temporale con il "Triskell", il festival celtico triestino, anch'esso collocato appositamente nei giorni e nelle sere del solstizio.
Da segnalare a Trieste, dal 5 luglio al 1 settembre, sempre al Castello di San Giusto che ormai sembra diventato una sorta di arx (2) druidica, la mostra "Tracce e presenze celtiche nella parte orientale del Caput Adriae". La cosa curiosa è che questa mostra è stata organizzata, in collaborazione con la regione Friuli - Venezia Giulia, dalla provincia di Udine, anche se presenta una sezione triestina curata dai Civici Musei di Trieste. Come dire che la passione per il mondo celtico riesce ad avere la meglio anche sul tradizionale campanilismo triestino - friulano.
A settembre si presenta il nuovo appuntamento con l'Hobbiton, la manifestazione annuale della Società Tolkieniana, questa volta non più nella sede certamente suggestiva ma ristretta in rapporto alla sempre crescente affluenza di pubblico, del castello di Gorizia, ma nei sontuosi giardini della Villa Manin di Passariano, buen retiro degli ultimi dogi e quasi una Versailles od una Schoenbrunn di casa nostra, ed anche qui non mancal'ormai consueta cornice di musica e folklore celtico.
Trarre le conclusioni di questa rapida e probabilmente meno completa di quanto dovrebbe essere, carrellata attraverso circa tre anni di iniziative legate alla riscoperta del mondo celtico, non è facile, anche perché si tratta di una storia in divenire. Sicuramente, non si può liquidare la cosa come una semplice moda: se la riscoperta del mondo celtico incontra un interesse sempre crescente, è perché essa tocca una corda profonda nel cuore di molti, una nostra radice che avevamo bisogno di riscoprire, e questo è sicuramente un fatto altamente positivo. Soltanto con la consapevolezza di se stessi che deriva dalla conoscenza del passato, si può guardare con fiducia all'avvenire.
(1) Questa situazione per molti versi invidiabile, di appoggio e collaborazione delle strutture pubbliche con le iniziative culturali, è sfortunatamente cessata nel 2003, quando alla giunta regionale guidata da Alessandra Guerra, è subentrata quella di avverso colore politico capeggiata da Riccardo Illy, a cui i Celti stanno notoriamente sullo stomaco.
(2) Arx: in celtico, rocca, luogo elevato e fortificato, è una delle poche espressioni celtiche che hanno lasciato tracce nella lingua latina, ad esempio L’arce capitolino, appunto nel significato di “colle fortificato”.
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