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Articolo pubblicato il 04/08/06
scritto da "The Morrigan"
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 Fra storia e mitologia pt. I
Nonostante i lunghi studi e le ricerche sulle leggende, scritte o tramandate oralmente, appartenute al popolo celtico, non si è riusciti a stanare alcun accenno a riguardo di una cosmogonia, di una qualsiasi concezione relativa all'ordine dell'universo e alla sua creazione. Senza alcun dubbio concezioni di questo tipo esistevano (sarebbe strano se i Celti fossero l'unico popolo a non aver sentito il bisogno di speculazioni in merito) ma il loro studio era, molto probabilmente, patrimonio esclusivo della casta Druidica. I racconti sulle origini del mondo non partono dunque da una mirabolante fantasticheria sulla posa in sospeso del cielo e della terra ma, semplicemente, dall'Irlanda. Queste leggende furono, in seguito, integrate con il racconto cristiano del mito della creazione, probabilmente per il bisogno di trovare una spiegazione all'origine della vita  e degli astri, ma i primi Gaeli iniziavano dall'Irlanda.
E dall'Irlanda noi cominceremo.

Non è un'Irlanda come l'attuale: nella poca fantasia concessa al popolo in riguardo, i celti immaginarono il giusto, ossia una terra molto diversa da come ci appare ora. Le prime leggende vi collocano un'unica, grande pianura (la Senmag), tre laghi e nove fiumi. E' in quest'Irlanda primordiale che giunge Partholan, figlio di Sera, insieme ai suoi compagni e alla sua regina Dealgnaid. Partholan proveniva dalla Fairyland, la Terra dei Morti Felici, identificabile con la Spagna, e per la conquista della più verde Irlanda dovette combattere contro i Fomori, l'incarnazione del male. I Fomori sono immaginati come esseri mostruosi, enormi e crudeli. Il loro capo, Cenchos, il Senzapiede, mostra affinità con la mitologia indù (casualità interessante, ma non rara), il cui dio del male, Vitra, è privo delle mani e dei piedi. La primordiale lotta fra il bene e il male vede Partholan vincitore, e i Fomori scacciati nei mari del Nord, costretti a vivere delle razzie nell'Irlanda che gli è stata strappata.
Il popolo di Partholan si riunì nella Senmag, per seppellire i compagni periti nella lotta contro i Fomori. Mentre si stava scavando la tomba per Rury, il figlio di Partholan, dalla terra emerse un lago dal limpido specchio, il lago di Rury. Ma è qui, nella Senmag, durante il rituale di seppellire i morti, che il popolo di Partholan morì per una pestilenza, a eccezione del nipote di Partholan, Tuan.

La storia di Tuan ci giunge filtrata dall'epoca cristiana, poichè è stata trovata nel Libro della mucca bruna, che risale all'incirca al 1100 d.c, e narra di un abate, San Finnen, che chiese ospitalità a Tuan Mac Carell. Il guerriero, pagano, si vide costretto a concedergliela quando il santo digiunò per l'intera domenica davanti alla sua porta, e tra loro si tabilì una solida amicizia. Tempo dopo, Tuan, che gradiva la compagnia del santo, lo invitò nella sua fortezza e, quando i monaci che lo accompagnavano gli chiesero notizie sulla sua stirpe, egli rispose "Sono un uomo dell'Ulster. Il mio nome è Tuan figlio di Carell. Ma un tempo ero chiamato Tuan figlio di Starn, figlio di Sera, e mio padre, Starn, era fratello di Partholan". I monaci, stupefatti e incuriositi, gli domandarono la sua storia, e Tuan iniziò a raccontare dalla grande pestilenza nella Senmag, a cui lui solo sopravvisse, "poichè non esiste massacro al quale almeno un uomo non sopravviva per raccontarlo". Tuan si trovava da solo nella sconfinata Irlanda, costretto per 22 anni a vagare per fortezze desolate e pianure deserte, strappando il cibo ai lupi. "Poi Nemed figlio di Agnoman prese possesso dell'irlanda. Agnoman era fratello di mio padre. Io lo vidi dalla scogliera e lo evitai. Avevo i capelli lunghi, le unghie come artigli, ero decrepito, incanutito, nudo, infelice e miserabile. Poi una sera mi addormentai e quando mi risvegliai al mattino ero tramutato in cervo. Ero di nuovo giovane e delice. E cantai della venuta di Nemed, e della sua razza, e della mia trasformazione <<Ho assunto nuova forma, una pelle ruvida e grigia. La vittoria e la gioia mi sono amiche, solo poco tempo fa ero debole e indifeso>>"
Tuan divenne il re dei cervi d'Irlanda durante l'intero regno di Nemed e, quando divenne un cervo antico come le sue storie, tornò giovane "Una volta, lo ricordo ancora, mi trovavo all'imboccatura della mia grotta, e capii che il mio corpo cambiava forma. Ero un cinghiale. E intonai questo canto: <<Ci fu un tempo in cui sedevo nell'assemblea che pronunciava i giudizi di Partholan. Erano cantati e tutti lodavano la melodia. Com'era gradevole il canto del mio sottile giudizio! Come piaceva alle giovani donne graziose! Il mio carro avanzava bello e maestoso. La mia voce era dolce e profonda. Il mio passo veloce e sicuro in battaglia. Il mio volto pieno di fascino. Oggi, guardate! Son mutato in un nero cinghiale>>. Ecco ciò che dissi. Si, ero proprio un cinghiale. E ancora una volta tornai giovane, e fui felice. Ero re di tutti i branchi di cinghiali d'Irlanda, e fedele alla mia abitudine, all'avvicinarsi della vecchiaia ritornai nei territori dell'Ulster e mi recai presso la mia dimora. Era sempre là, infatti, che avvenivano le mie trasformazioni, e perciò vi tornai ad aspettare il rinnovarsi del mio corpo". Tuan narra la venuta di Semion, figlio di Stariat, da cui discenderanno i Firbolg e due tribù realmente esistite e ancora esistenti. Subisce una nuova trasformazione, in cui diviene una "grande aquila del mare":  racconta della venuta del Popolo di Danaan e dei Milesi, fino al punto in cui sente di doversi trasformare ancora. Digiunò per nove giorni, poi "caddi addormentato e fui trasformato in salmone": sfugge per molti anni alla pesca, ma viene catturato portato come pasto alla moglie di Carell, signore del paese: "la donna mi desiderò e mi mangiò tutto, in un sol boccone, così passai nel suo ventre". Tuan figlio di Starn figlio di Sera nasce una seconda volta, come Tuan figlio di Carell, ma il ricordo delle sue trasformazioni e della storia d'Irlanda rimane con lui, per poter essere narrato ai monaci attoniti.

Le metamorfosi di Tuan ricordano quelle del bardo Taliesin, gallese, anch'egli trasformato in aquila, e non è privo di interesse il riferimento al digiuno di San Finnen: un rituale pagano che testimonia come fosse necessario fondere usanze pagane e cristiane, perfino nelle leggende.
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