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Articolo pubblicato il 11/08/06
scritto da "forconi"
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 Le armi dei Celti

SPADE
Un altro archetipo fantasy, le classiche spade incantate, giunge in effetti dalla tradizione folcloristica celtica. Si legge, in un brano della “Seconda battaglia di Mag Tured: “Fu alla battaglia di Mag Tured che Ogmè il campione trovò Orna, la spada di Tethra, uno dei re dei Fomoire.
Ogmè la trasse dal fodero e la pulì. Allora la spada riferì le imprese che aveva compiuto. A quel tempo era infatti comune che, quando una lama fosse snudata, rendesse note le gesta che, grazie ad essa, erano state intraprese. Per questo le spade, una volta snudate, hanno diritto al tributo della pulitura, ed è sempre per questa ragione che vi si conservano degli incantesimi. Ora, il motivo per cui i demoni solevano allora parlare attraverso le spade era che le armi venivano venerate dagli uomini ed erano usate come salvaguardia.” Il nome “demoni” è, ovviamente, una manipolazione dell’amanuense cristiano addetto alla copia del manoscritto; in ogni caso, è probabile che esistesse una credenza secondo cui le armi fossero abitate dagli spiriti, o avessero comunque un’anima. L’accenno alla venerazione delle armi, invece, fa forse riferimento ad un vero e proprio culto delle spade, alle quali ci si rivolgeva nei canti e su cui si pronunciavano i giuramenti, nella convinzione che l’arma si sarebbe rivoltata contro eventuali bugiardi. L’esistenza di spade e armi “magiche”, infine, è più che nota: basti pensare alla spada Caladbolg di Fergus Mac Roìch, la Dura e Lucente, in grado di tagliare perfino le rocce- dalla quale deriva la Excalibur del ciclo arturiano- o alle numerose lance incantate come Luin, in grado di prevedere l’esito di una battaglia o di scatenare incendi, armi, queste, sulle quali ritornerò comunque. Le ampie lame delle spade celtiche potevano raggiungere anche il metro di lunghezza: armi davvero temibili. In un primo tempo esse erano usate unicamente per colpire di punta, e le loro dimensioni erano pertanto più ridotte; poi si ingrandirono, in modo tale da potere anche fendere con ambo i tagli, ed in seguito, nella loro terza fase, si allungarono ulteriormente e le punte divennero smussate, permettendo di colpire- seppure con devastante potenza- unicamente di taglio.
E' molto importante, a mio parere, cancellare uno dei molti luoghi comuni che circondano i Celti. Dopo le testimonianze iniziali di uno storico classico al quale tutti gli altri seguenti si sono poi rifatti, è divenuta un tòpos l'idea delle spade celtiche come armi di metallo scadente, che si piegavano spesso in combattimento tanto da dover essere raddrizzate. Nulla di più falso. In realtà, questa affermazione si può considerare esatta solo per quanto riguarda le tribù italiche degli Insubri e forse dei Boi, e quelle svizzere dei Gesati, e, perdipiù, solo per la fascia meno ricca della popolazione, che non aveva quindi la possibilità di farsi forgiare armi di buona qualità come quelle ritrovate nei sepolcri nobiliari delle medesime popolazioni. Effettivamente, nei sepolcri di queste popolazioni sono state trovate spade forgiate in ferro dolce, e quindi facilmente piegabile; ma è ridicolo e privo di fondamento allargare tale discorso a tutta la popolazione celtica, che disponeva di spade davvero terribili (è sufficiente, a questo proposito, leggere tra le righe di Diodoro Siculo il timore reverenziale che egli prova parlando delle armi celtiche). Molti sono perciò spesso portati a considerare tali queste armi in base a testimonianze frammentarie, incomplete e, per di più, applicabili solo, ripeto, a poche tribù celtiche, e da questa "credenza" scaturiscono tesi davvero strane: un mio conoscente, ad esempio, appassionato di storia, era fermamente convinto che le armi celtiche fossero fabbricate in stagno e questo fosso il motivo della loro (presunta, si badi) bassa qualità, sino a quando non sono riuscito a persuaderlo del contrario- e spero di esserci riuscito sul serio.
Le else celtiche avevano una conformazione del tutto particolare, differente da quella tipica del medioevo europeo- che rendeva la spada in un certo qual modo simile ad una croce- tendente più ad una forma ad X, a volte antropomorfizzata con una testa scolpita tra i due bracci superiori, a loro volta foggiati in modo tale da divenire simili a braccia.
Le spade finora descritte erano quelle, presenti sia nell’epica sia, e soprattutto, nei sepolcri, forgiate espressamente per la guerra. Sono presenti però anche altre spade, da parata, di dimensioni notevolmente più piccole- circa la metà- ricche di intarsi e decorazioni, sia sull’elsa che sulla lama, che potevano essere realizzate in ferro ma anche in bronzo o oro, e costituivano più che altro uno “status symbol” ed oggetto di esibizione.
Nel Tàin Bo Cuailnge, nello splendido brano intitolato “Il carro falcato ed il grande massacro di Mag Muirthemne”, Cù Chulainn si munisce in modo a dir poco abbondante, e tra le armi che prende con sé vi sono “le sue otto piccole spade e la spada dall’elsa d’avorio e la lama brillante”. Questa testimonianza può essere sufficiente: i Celti non riponevano comunque fiducia nelle piccole armi da parata, preferendo affidarsi alle ben più letali spade da guerra.
Anche i foderi delle spade erano decorati con tarsie e rappresentazioni zoomorfe o antropomorfe- si può ammirare un bellissimo lavoro di questo tipo sul fodero di una grande spada celtica ritrovata a Hallstatt . Sia la mitologia che gli autori classici descrivono come i foderi fossero spessi assicurati con pesanti catene di ferro, d’argento o di bronzo, appese all’altra estremità alla cintura o alla armatura del guerriero; tali catene avevano comunque funzioni principalmente ornamentali.

IL GIAVELLOTTO
Altra arma di grande importanza per l’eroe celtico è il giavellotto; nell’epica irlandese ne esistono numerosi incantati, come il gae bolga di Cù Chulainn, la cui punta si apre in ventiquattro arpioni quando colpisce, o la deil chliss, che confondeva la vittima, rendendola incapace di distinguere la direzione da cui proveniva l’arma, per poi ucciderla. Diodoro Siculo scrive come i giavellotti celtici avessero punte più lunghe dei gladi romani. Durante le battaglie, i due eserciti, prima che avvenisse lo scontro fisico tra i guerrieri si scagliavano vicendevolmente i giavellotti, spesso anche dai carri da guerra in corsa. Persino durante l’attacco alle fortezze, i guerrieri utilizzavano i giavellotti, sia scagliandoli dalle mura nel caso dei difensori sia, per gli attaccanti, azzardandosi a tirarli da terra o posizionandosi in un luogo più alto rispetto alla fortezza e quindi bersagliandola. A volte, queste armi sono confuse con i “dardi di guerra”, una loro versione più piccola che aveva però suppergiù la stessa funzione.

LE LANCE
Anche le lance erano abbondantemente utilizzate; Diodoro riferisce
le loro grandi dimensioni, che sono peraltro descritte anche nell’epica, sia pure con la consueta esagerazione tipica dei Celti- la lancia di un eroe è più volte paragonata al palo centrale della dimora di un re, oppure all’asta di un giogo per buoi. Queste le parole di Diodoro Siculo: “ Le lance che brandiscono in battaglia che loro chiamano lanciae hanno punte di un cubito o più di lunghezza e poco meno di due palmi di larghezza […]” La mitologia celtica insiste molto anche sul numero e sulle dimensioni dei rivetti, ossia i chiodi ribattuti che si trovano sull’asta sotto alla lama, e che hanno sia una funzione puramente estetica, sia quella di far sì che l’arma rimanga conficcata nel corpo della vittima in modo tale che, strappandosela via, questa non possa far altro che causarsi terribili lacerazioni e ferite.

ARCO
Al pari degli Achei dei primi secoli, anche i Celti, nonostante i loro numerosi contatti con gli Sciiti, da sempre formidabili arcieri, disapprovavano grandemente l’uso di quest’arma, ritenuta adatta solo a uomini incapaci di combattimenti onorevoli faccia a faccia.

SCUDO
Lo scudo, spesso ogivale, era realizzato in legno con una nervatura per rinforzarlo, bordato con una striscia di bronzo o ferro e dotato di un grande umbone metallico al centro. Nell’epica irlandese si accenna anche all’uso di affilare il bordo dello scudo, tanto che uno dei giochi di abilità dei guerrieri era il colpire contemporaneamente con il bordo dello scudo, la lancia e la spada; in ogni caso, è probabile che l’uso dello scudo sia stato presto abbandonato, in quanto pesante- gli scudi celtici potevano essere alti come un uomo- e di poco riparo: il suo spessore, infatti, era assai misero e forniva quindi ben poca protezione. Con il tempo, perciò, questo strumento di difesa cadde in disuso dato anche il suo impedimento alla mobilità ed alla velocità, caratteristiche, queste, che costituiva una componente indispensabile dei guerrieri .

F.T.K.


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